E chi l'avrebbe mai detto!
Ehi, dico a voi!
Svedesi! Norvegesi! Finlandesi! Ochipervoi!
Ve lo chiedo cortesemente: vi spiacerebbe invadere quel territorio a sud della Svizzera? Quello a forma di stivale, sì.
Esaaaatto, quello bellino con tutti i monumenti, il mare, il sole, la pizza e il mandolino.
Dai, che è pure la stagione giusta. Un colpo di stato rapido e poi tutti al mare.
Ma figurarsi, la resistenza. L'unica resistenza che potreste trovare, di questi tempi, è quella delle orribili macchinette friggizanzare.
Nono, potete invadere tranquilli, non si lamenterà nessuno. Foste neri magari sì, ma così belli ariani... e alti, e prestanti... a voi non ve lo si può mica dire che ci rubate il lavoro. Peraltro, a raccogliere pomodori non vi ci vedo. Della religione non ve ne frega mediamente un cazzo, quindi non vi si può opporre la radice cristiana sotto spirito, e comunque Odino e Thor fanno sempre la loro figura suina.
Le donne? Ecco, questo forse sì, tutte queste donne che lavorano, escono, fanno, pensano... certo, non è come sbattervi la porta in faccia perchè le tenete segregate, ma non sono esattamente l'angelo del focolare che vorremmo, il prodotto di una costola. Beh, su questo ci lavoreremo. Al limite, se avete qualche pornodiva laureata ci si passa sopra.
E invadeteci, su! E che vi costa? Due o trecento anni di colonizzazione, non chiedo molto.
Sì, lo so che non basterebbero, ma poi magari vi trovate bene e non ve ne andate più. Eh? Dai che non è un brutto posto, questo, geograficamente parlando.
L'importante è che vi ricordiate la protezione solare.
Sicarioooo
fredde parallelle della vita
L'altroieri ho ricevuto un'e-mail il cui oggetto roboava:
No, grazie, ho risposto. Fa già abbastanza spavento così.
“I figli di Berlusconi dichiarano che la terra è piatta. Lo giurano sulla testa del padre”.
Fino all’altroieri mi aspettavo di veder sbucare un titolo simile da un momento all’altro.
Voglio dire, un figlio medio potrebbe pure seccarsi, all’ennesima messa a repentaglio della propria capoccia per coprire le balle spaziali che racconta il proprio ultrasettuagenario genitore.
Ma in effetti non avevo considerato che qualche fantastiliardo di euro val bene una testa.
Quella della propria madre.
Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi.
E' davvero scandaloso che sia necessario far qualcosa per meritarselo, il Nobel.
E' finalmente venuta l'ora di sfatare un tabù che dura da più di cento anni, ovvero da quanto nel 1907, ad aggiudicarselo fu Ernesto Teodoro Moneta.
Alla corsa per l'ambito riconoscimento si sono succeduti, in questi anni numerosi politici e capi di Stato, tra i quali potremmo citare, Yasser Arafat, il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-Jung, l'ex presidente americano, Jimmy Carter, ed Al Gore.
Oggi crediamo che, anche, l'Italia meriti di ricevere tale riconoscimento,
Sacrosanto! L'alacre impegno profuso nella distribuzione di virgole a cazzo non deve passare inosservato!
e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi,
Questo è poco ma sicuro.
per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale.
A patto che i soggetti da aiutare facciano Berlusconi di cognome, naturalmente.
Il 26 maggio, alle ore 10:30, presso Piazza Colonna in Roma il Comitato della Libertà che sostiene la candidatura di Silvio Berlusconi darà avvio alla raccolta delle adesioni.
A tutti i firmatari verrà consegnata una centrale nucleare in miniatura, un profilattico ritardante al gusto caco, un lecca-lecca con brillantino, una prostata di scorta, un fazzoletto di carta, 50.000 euro comparsi per magia e un camorrista da mettere in garage.
La raccolta delle adesioni alla candidatura italiana si concluderà il 16 gennaio del 2010 in Amalfi.
...ma dicevamo dello sbiancamento anale...
(solo - e sottolineo solo - se siete forti di stomaco, date un'occhiata qui)
Questo è un blog serio, signori.
Mica come quelli lì che si divertono a scrivere "sbiancante anale" adesso che Littizzetto ne ha parlato in tv, per vedere quanta gente finisce sulla loro pagina.
Noi, qui, abbiamo fior di ricercatori, signori. Faber DeDonsk, noto filosofo, santo bevitore e artista a tempo perso, ci aveva illuminato in proposito in tempi non sospetti.
la nostra nuova frontiera ora è capire quale collegamento ci sia tra l'oscurità del foro e il mate.
| 1 | Google.it (www.sbiancamentoanale.it) |
| 1 | Google.it (www.sbiancamento anale.it) |
| 1 | Google.it (sbiancamento ano) |
| 1 | Google.it (sbiancamento anale video) |
| 1 | Google.it (sbiancamento anale foto) |
| 1 | Google.it (sbiancamento fica) |
| 1 | Google.it (www.sbiancamento della figa) |
| 1 | Google.it (sbiancamento figa) |
| 1 | Google.it (sbiancamento fica) |
| 1 | Google.it (controindicazioni sul mate' verde) |
Nel senso che ci fu. 'na vorta. C'era una volta la luce. Poi qualcuno si dimenticò di pagare la bolletta della decenza e calarono le tenebre.
La cosiddetta “puntata riparatrice” richiesta ad Annozero mi fa venire in mente due cose. La prima è il matrimonio riparatore. La seconda è un certo Galileo Galilei, di cui quest'anno si fa un gran parlare, ma molti credono si tratti di un partecipante a qualche irreality show. Nessuna delle due evoca pensieri illuminati. Entrambe dovrebbero riferirsi a usanze barbare e superate (salvo poi ritrovarsi a sentire un eminente rappresentante delle gerarchie vaticane affermare che le scuse – nel caso Galilei – ci devono essere sì, purché reciproche. Ho aspettato invano che richiedesse anche delle pubbliche scuse alle SS da parte dei deportati di Auschwitz, ma evidentemente il servizio sforava il tempo previsto ed è stato sfumato), invece sono vispe e arzille più che mai.
In questi casi in cui le parole non servono, potrebbero essere d'aiuto le immagini. Un bel disegnino chiarificatore. Ma il fatto che si chieda la testa del disegnatore non lascia ben sperare.
Il fatto che si chieda la testa del disegnatore senza avere il coraggio di esprimerne chiaramente i motivi, poi, lascia sperare ancor meno (so che per alcuni giovani lettori il significato del verbo "sperare" risulta oscuro, ma è un problema che affronteremo in un secondo momento). E' la solita vecchia storia: Luttazzi cacciato perchè "volgare", Travaglio accusato di offesa alla terza carica dello Stato, il solito dito e la solita luna.
E i soliti scemi. Noi. Non dobbiamo avere un'espressione troppo intelligente, se certi ceffi pretendono di poterci prendere per il culo come e quando vogliono (no, l'espressione di Gasparri non può - ripeto: non può - fungere da termine di paragone). E sì che le figure le abbiamo guardate. La vignetta che sta costando la sospensione a Vauro non si fa beffe dei morti sotto le macerie dell'imprevedibile sisma. Ironizza - amaramente - sul fantasmagorico piano casa governativo. Su quella sottospecie di circo equino che ci siamo scelti come governo. Quello su cui non si può - non si deve! - esercitare alcun diritto di critica, come nei migliori regimi. O con me o contro di me. Semplice, adatto alle nostre sempre più ridotte capacità mentali. A che cosa dovrebbe porre riparo, stasera, Annozero? Al fatto di avere un pubblico sopra i due anni e capace di intendere e di voler essere informato? Ad aver messo l'Italia, quella parte d'Italia a cui non bastano i messaggi striscianti di Emilio Fede, davanti ad una scoperta, una novità assoluta, ovvero l'esistenza di infinite sfumature di grigio tra il bianco e il nero?
Quello dello spostare il nocciolo della questione dalla questione al nulla è un vecchio trucco. Ma qui nel Pleistocene ci piace così.
Dunque.
Nel corso della mia onorata carriera ho intrattenuto relazioni intime con un certo numero di studenti, alcuni arbitri, una violinista, un decoratore, un operaio metalmeccanico, un informatico, un’informatica, una guardia giurata, un disegnatore di fumetti, un datore luci, un aspirante attore, un professore di educazione fisica e funambolo part-time, un giardiniere, un geologo, svariati bassisti, plusieurs batteristi, un avvocato e un congruo numero di viaggiatori, pensatori, santi (ma non subito) bevitori e di gente sulla cui professione non ho pensato ad informarmi come prima cosa o comunque mentre me lo dicevano pensavo ad altro.
Ma fino ad oggi non ero mai stata la donna di un querelando.
Gustavo, cominci a far posto sui biglietti da visita, per cortesia…
A-hem.
Resterei molto volentieri a chiacchierare con voi, ma ho delle cose da fare. Niente di che, qualche ecosistema da devastare… ci vediamo fra poco.
La combinazione “uso smodato di software per la scansione elettronica in ugro-finnico senza sottotitoli + installazione nel sistema meteo del software Primavera
Non saprei come spiegarmi, altrimenti, la luminosa verità che mi è appena apparsa in tutta la sua magnificenza: la versione atlanti dea di “Hit the road, Jack” è “Zacca stradoni”.
Zacca stradoni, o fro’,
o t’inci fazzu torrai, torrai, torrai, torrai
zacca stradoni, fro’,
o t’inci fazzu torrai
(seguono 66 minuti periodici di applausi. Non eccedere nell’uso, può avere effetti collaterali. Kaiit boyotu tarama tipi cozunurluk parlaklik)
Ad alcune ti affezioni, ti ricordano periodi di incoscienza spensierata e situazioni in cui ti sarebbe potuta andar peggio, invece.
Di altre faresti a meno senza se e senza ma. Anche se poi ti convinci che non saresti quella che sei, senza.
Anche se ammetti che ti hanno aiutato a volerti bene. Ed è una cosa santa, volersi bene, però.
Alcune dolgono con l’umidità, segnalano che il tempo sta per cambiare, e ti fanno sentire come un vecchio lupo di mare, o un reduce ormai in pace, dopo tanto tempo.
Altre vivono in una sorta di coma vigile che riguarda solo te e loro, sai che ci sono e loro sanno che ci sei tu, e vi sopportate a vicenda. Poi ti capita di sbattere incidentalmente contro qualche spigolo aguzzo che risveglia il dolore in maniera violenta, e la pace diventa un’eco da un altro pianeta.
Ci ho messo un po’ a leggere il libro. Non perché fosse ingombrante fisicamente, anche se ultimamente diffido dei libri troppo spessi o troppo sottili. No, stava diventando ingombrante mentalmente. Non riuscivo ad appassionarmi a quella storia così estranea, né a quella scrittura che virava un po’ troppo sull’autocompiacente per i miei gusti. C’era un solo personaggio che mi ispirava, e l’unico merito di tutta la faccenda mi sembrava il fatto che mi facesse respirare di nuovo Sarajevo. Su questo non ho cambiato idea, Mazzantini, mi dispiace. Non posso darle merito per avermi mandato di nuovo in frantumi. Non ne avevo bisogno, Mazzantini. Lo so che non è niente di personale, ma mi perdonerà se non riesco a dirle che è stata brava. L’unica cosa che mi chiedo è se ci è stata davvero, a Sarajevo, se prima, durante o dopo.
PACAJEBO. Cominciava oggi, diciassette anni fa, l’assedio più lungo del novecento. La guerra è finita, ma l’assedio continua.
A questo servono le cicatrici, forse.
Son giornate, amici cari.
Uno va a dormire nel 2009 e si sveglia nel 1992. Non se ne accorge subito, principalmente perché l’essere umano medio impiega quei 75-90 minuti a capire chi è, la mattina, figurarsi in che secolo si trova. Ma per fortuna gli viene in soccorso la punta di diamante dei quotidiani locali, che lo informa della caduta del governo in Cecoslovacchia (L’unione sarda del 25 marzo 2009, pag.19).
Un casino, trovarsi all’improvviso nel 1992. Nel 1992, per esempio, non abitavo nella casa dove vivo ora: potrò farmi la doccia lo stesso? A chi chiedo? Al tipo che vedo gironzolare mezzo nudo e che si prende delle libertà, manco fosse il mio fidanzato? Nel 1992 non uscivo mica con questo qui. Non solo non lo conoscevo, ma nemmeno sapevo della sua esistenza! Sebbene, a pensarci, potrei averlo incontrato l’anno prima, mentre preparavo la tesi in quel di Nebbiolanum. Fatto sta che non me lo ricordo, e non credo dipenda solo dal fatto che nel 1992 il tizio era appena una matricola a Giurisprudenza, mentre io… vabbè, ma perché devo agevolare il lavoro a Cuder?
Nel dubbio esco senza far colazione. Immagino di dovermi presentare sul posto di lavoro che avevo nel 1992. Non vorrei che mi scalassero la giornata, non vedendomi.
A metà pomeriggio mi son quasi dimenticata della faccenda. Il fatto che nessuna radio trasmetta musiche, parole o omissioni di Paolo Vallesi sembra incoraggiante. Ma ecco che arriva una velina con degli occhiali da operaio del gas a porgermi un’altra notizia, sempre – guarda caso – dallo stesso quotidiano:
L’ho sempre detto io, che i crocifissi appesi ai muri son pericolosi.
All'andata, il fuso orario del mio telefono si è aggiornato out o'maticamente.
Ora son già tre giorni che son tornata a sintonizzarmi sul CET, ma il telefono resta affezionato al fuso orario di Cuba.
Che sia un segnale?
Kobayashi: ...e poi staBaDDiDa ho praDzato coD Rocco e Devvy...
Out: 'nkia, ma sei proprio raffreddatissimo!
K: Eh, sì, e poi lo sbalzo di tePPeratura...sai, soDo appeDa uscito dalla Bia collega.
Beh, almeno non è necrofilo.
Il mese scorso mi son trovata improvvisamente orfana di computer.
Dozzine e dozzine di opere dell’intelletto, testi sacri della letteratura, pièces che faranno la storia del teatro e del cinema, reportages indimenticabili appesi alle mie dita senza possibilità di essere trasferiti su elettrocarta.
In preda al panico e al sacro fuoco dell’arte, ho chiamato il Zippo soccorso.
Il dott. Zippo, per evitarmi un espianto di quaranta euri, ha esaminato le analisi, ha diagnosticato una disfunzione dell’alimentatore, poi si è messo di buzzo buono e ha operato lo spinotto a cuore aperto. Sia lui che il suo assistente PierMario hanno confermato che si è trattato di un intervento lungo e difficile, ma alla fine sono usciti dalla sala operatoria soddisfatti. E io di più: son tornata a casa col paziente dimesso, l’ho riempito di attenzioni, lui – sia pur malconcio – sprizzava gioia da tutti i pixel, felice di essere ancora lì a raccontarla. Si è sciroppato quasi duecento foto a mo’ di vitamine prima che andassi al Pitti, l’altroieri. Ieri sera ha sostenuto con me il Cagliari fino alla vittoria finale. Sembrava stesse andando tutto bene.
Poi, stamattina, il dramma. Vado per accenderlo… e mi accorgo che lo spinotto, quello ancora convalescente, era stato orribilmente massacrato. Gustavo ha subito rilasciato una dichiarazione in cui si diceva offeso dalla pessima quanto infondata nomea dei maggiordomi in quanto principali indiziati di qualsivoglia delitto. Ma in effetti le prove non andavano affatto nella sua direzione. Non erano certo le sue fauci quelle che avevano allegramente sgranocchiato lo spinotto come un pistacchio.
Chissà se la salsa di soia sta bene con lo spezzatino di gatto.
Per un punto Martin perse la cappa.
Io, invece, non ho perso la e. Sto proprio parlando di vasche.
Amici!
:fuggifuggi:
…amici..?
Non siate timidi: AMICI! E in particolare: AMICI CON VASCA!
(svariate dozzine di sedicenti amici si riaffacciano, sollevati all’idea che la cosa – qualunque cosa sia – non li riguardi)
Amici con vasca, ho un favore da chiedervi.
Da ieri sui miei biglietti da visita compare una nuova qualifica:
Outsider
Official Plusher for Atlantide
(no, non ho inghiottito Eta Beta: un plusher è un pusher di cazzi&mazzi di Lush)
Questa nuova attività mi ha portato in dote un certo numero di ballotte. Di cui mi faccio una beata fava, non avendo la vasca. Mi direte, anche un bel bidet effervescente ha il suo perché. Ma per arrivarci ormai bisogna spodestare Grogu, che ne ha fatto il suo salotto da meditazione, tanto è vero che Kobayashi le ha appositamente rivisitato un classico dell’italico pop:
…e guardo il mondo da un bidet
Mi annoio un bè…
Amici con vasca! Meritatevi una ballotta! Accoglietemi nelle vostre vascute dimore e prestatemi un’ora d’ammollo!
…per un’ora d’ammollo non so cosa darei…fafafaafa-faaafaaa…
Per un’ora d’ammollo, darei una ballotta. Se espressamente richiesta, potrei anche non cantare.
Amici!
Mettetevi una mano sulla coscienza!
Dell’altra fatene pure l’uso che ritenete più opportuno, ma non lasciate morire un’amica per ipovascotomia. Amici!
Quattro anni, undici mesi e due giorni di pioggia.
Ecco, preferirei non arrivare a tanto, potendo scegliere.
Oltretutto, si è visto che non lava via la stanchezza, non rende il bianco così bianco che più bianco non si può e nemmeno il nostro lavandino così pulito che ci si potrebbe mangiare dentro.
... questo è il problema.
Ma la vera domanda esistenziale, quella che tormenta le mie notti (a parte Grogu che ancora è settata sul fuso orario di Macao e reclama il pranzo alle cinque del mattino) è un'altra:
quanto costerà far girare per Atlantid City un autobus come questo?

1. Combattere quelli che insistono nel combattere la cellulite.
Voi mi direte: ma è come sparare sulla Croce Rossa.
Chi mai sarebbe così idiota e sfigato da scambiare la propria cellulite con i venti e più anni di sane trombate sicure che l'hanno causata?
Ovvero: il Natale fa male. Malissimo.
Scena 1
Ieri mi è venuto in mente che forse, dato il periodo, potevo avere una possibilità in più di ritrovare “Il gioco dell’anno”, simpatico gioco di società senza pretese e proprio per questo assai intelligente e divertente (a meno che non si giochi con i gemelli – non quelli del segno, intendo proprio i gemelli De Gemelliis – i quali, visto il gioco una volta, si organizzano come i perfetti bari quali sono. Da quel momento in poi, scopo del gioco diventa eliminarli fisicamente causando loro il massimo del dolore possibile).
Ho scoperto tre cose:
a) che è andato fuori produzione una decina d’anni or sono (come gran parte delle cose che mi piacciono assai, tipo la torta Desirée; sono indecisa se interpretarlo come un segno dell’apocalisse imminente o meno);
b) che l’unico esemplare conosciuto si trova da qualche parte a casa Demontis, il che significa probabilmente perso (“…sicuramente perso…”);
c) che Atlantid City non è affatto la provincia sperduta dell’impero che molti credono. La gentile signorina del servizio clienti Clementoni, infatti, dopo avermi dato la ferale notizia, ha provato a consolarmi dicendomi comunque di provare a cercarlo presso qualche negozio di giocattoli, “…magari non uno proprio centralissimo può averlo in giacenza…”.
Ho telefonato coscienziosamente a tutti i negozi di giocattoli della provincia.
Non l’ho trovato.
In compenso ho avuto la conferma che il Natale logora chi ce l’ha.
Outsider: «Buongiorno, un’informazione, per cortesia: sto cercando “Il gioco dell’anno” della Clementoni. »
Commessa di noto negozio di giocattoli (acida): «Se non mi dice il nome non posso dirLe se ce l’abbiamo, signora. »
O (molto paziente e desiderosa di trovare il gioco): « “Il gioco dell’anno”. »
Cdnndg (acida e spazientita): «Sì, signora, ma il nome, il nome del gioco? »
O (tentata di far notare alla tizia la sua incompetenza, ma ancora molto paziente e desiderosa di trovare il gioco): « “Il-gioco-dell-anno”, signora, è questo il nome del gioco. E’ della Clementoni. »
Cdnndg (seriamente infastidita come se avessi cercato di darle del denaro in cambio di qualcosa che tiene nel suo negozio): «Allora non ce l’abbiamo!»
Scena 2
Ho avuto la malsana idea di proporre di portare i pizzoccheri al pranzo di Natale chez Zippi.
Ne è nata una questione di stato sull’eventuale impossibilità di cuocerli in loco causa scuse drammatiche tipo le dimensioni ridotte della cucina degli Zippi (detto a una che vive in una casa complessivamente poco più grande della sola cucina degli Zippi), che già da sola sarebbe bastata a far passare la voglia di.
A parte questo - e una serie di contrattazioni che mi hanno portato a un passo dal dire “volete i pizzoccheri? Con 5 euri di Ryanair potete mangiarne di ottimi all’aeroporto di Orio al Serio” - siamo giunti (forse) ad un compromesso: io porto tutti gli ingredienti pronti da casa e lì mi verranno assegnati un fornello e una pentola per il tempo strettamente necessario alla cottura. Il che significa avere, una volta di più, uno stimolante confronto con Kobayashi in merito alle dimensioni.
Il concetto di “piccolo”, infatti, è completamente assente dalla sua acuta mente forense. O meglio, il canone kobayashico di piccolezza è applicabile a qualunque elemento monolitico dalle dimensioni inferiori al metro cubo.
Capite bene che sto per avere un problema.
Kobayashi: «Cosa fai? Ti do una mano?»
Outsider (paventando il peggio): «Uhm, grazie… ci sarebbe… er… da tagliare il formaggio…»
K (pericolosamente intraprendente): «Bene! Come vuoi che lo tagli?»
O (ancora indecisa se scatenare una crisi familiare o meno): «A pezzettini piccoli.»
K (compreso nel suo ruolo di tagliatore di formaggi): «Pezzettini piccoli. Ok. »
(si sistema in bilico su un pacco di pasta o in altra posizione sufficientemente scomoda e pericolosa. Ricordiamo ai lettori che il modello Kobayashi Avvocato non dispone della funzione: SGOMBRA IL TAVOLO)
(cinque minuti dopo)
K (perplesso): «Che c’è?»
O (mediamente angosciata): «Niente! …perché?»
K (sospettoso): «Mi stai guardando male.»
O (indecisa se fargli piantar subito il muso): «No, è che… riesci a tagliarlo un po’ più piccolo?»
K (osservando sbalordito dei blocchi di formaggio di 7 x
O (ripetendo un mantra a caso): «E’ che… se è troppo grande non si scioglie.»
K (borbotta qualcosa di incomprensibile chiamando a testimone delle mie pretese assurde qualunque animale, vegetale o minerale nei dintorni)
(cinque minuti dopo)
K (discretamente soddisfatto): «Ecco qui!»
O (osserva sulla soglia delle lacrime un cumulo di lastroni formato edilizia industriale): «Uh… grazie.»
K (guarda oltraggiato le sue creazioni di 6 x
O (chiedendosi cosa gli abbiamo insegnato alle elementari): «…»
Scena 3
(la scena 3 verrà trasmessa appena possibile. Al momento tutti gli operatori devono correre a casa a prendere lo stinco di Cuder)
Amici, ho un problema.
(più d'uno, diranno i miei piccoli, insopportabilmente saccenti lettori)
Non scherzo, la questione è seria e non so come affontarla.
C'è un tizio...
(non ce la faccio)
...un tizio...là sotto...
(scusate, è davvero difficile per me. Non ero affatto preparata)
...dicevo, c'è un tizio che...
(nononono)
(dai, Val, respira. Sono i tuoi amici, capiranno)
...c'è...un tizio...che vuol sapere da me dove abita Vin Diesel.
Giuro, guardate in fondo alla pagina. Non sto scherzando.
Vi prego, ragazzi, aiutatemi. Non so proprio cosa fare.
E poi dicono che è Natale.
Ai posti di manovra, miei cari.
Anche quest'anno, l'orripilante ricorrenza - resa un'oncia più sopportabile, stavolta, dal fatto che consente di avere ben quattro giorni liberi di seguito (cosa che, non so a voi, ma a me non capitava da marzo del '59) - si approssima.
L'ormai celebre organizzazione sovversiva che passa sotto la sigla di L.I.A.N.A. (Lega Italiana Anti Natale Adognicosto, a meno che Blizzard non si ricordi finalmente per cosa diavolo stava quell'ultima A) suggerisce che i propri simpatizzanti si ritrovino in località segrete per attuare dei piani di resistenza.
(la DESIREVOLUTION, che non ha più segreti per quanti hanno letto "The Cocka Hola Company" o il blog dove Kobayashi ha praticamente sputtanato l'intera trama, proporrebbe altresì di approfittare dell'occasione per lanciare nuove iniziative di destabilizzazione del sistema, ma questa è un'altra storia)
Contiamoci, quindi, amici (romani e concittadini, casomai)! E decidiamo insieme come sopravvivere a questo insopportabile clima di fintogarrula letizia polipropilenica.
Si raccomanda, secondo le più antiche tradizioni di Villa Balorda, l'uso e l'abuso di sostanze stupefacenti quali l'alcol, la besciamella, il cioccolato e la noce moscata. Personalmente propendo per l'introduzione dei canditi nella lista delle sostanze irrinunciabili per la sopravvivenza della specie umana in condizioni estreme. So che alcuni di voi approveranno codesta mozione e che molti si limiteranno a indicare i posti migliori dove - a loro parere - i canditi stessi andrebbero invece introdotti.
Vi invito quindi a segnalare la vostra disponibilità alla creazione di un collettivo di resistenza, indicando a margine:
E invece no.
Il simpaticissimo dentista mi ha detto che non ho affatto finito di dare a lui i soldi che io preferirei spendere in libri, dischi, cinemi, viaggi e cazzilli di Lush.
Sto seriamente pensando a un'azione di terrorismo, tipo dirgli che non mi serve l'aspiratore, perchè la pratica il cosiddetto pompino con l'acqua rende abili nel deglutire senza deglutire, qualunque cosa si abbia in bocca.
Solo che se sviene col trapano in mano?
a
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Perciò...
Sono una sognatrice.
Una divoratrice di libri.
Una che non può stare troppo tempo lontana dal suo mare.
Una creativa.
Una veterana di notti intere passate a chiacchierare.
Una mancina.
Una mangiatrice di Coco Pops (senza latte, altrimenti non scrocchiano).
Un'osservatore arbitrale.
Una musica-dipendente.
Una vegetariana.
Una sopravvissuta.
Un piccione viaggiatore al verde.
Una radioascoltatrice.
A lover (not a fighter).
Un'aspirante bassista.
Un'ex-studentessa fuori sede.
Una spettatrice di tramonti.
Una protagonista di :tramonti:
Un'esploratrice.
Un'ipercinetica.
Una pigra.
Una che ascolta.
Una cinematografara impunita.
Una variabile impazzita.
CassiopeaTN in [anvedi!]
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Roano in [zoccola è chi la z...
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L'immagine nell'header di questo blog è «Betta sullo squalo» di Andrea Pazienza